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Ultimo aggiornamento:
17-07-10 16.54.05
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Il Castagno dei Cento Cavalli
L'ALBERO PIU' GRANDE E
VECCHIO D'EUROPA
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Autorevoli
studi botanici lo descrivono come l'albero più grande (per la sua
circonferenza di circa 52 metri) e più vecchio d'Europa (la sua età è
stimata tra i 2000 e i 4000 anni).
Testimonianza della sua vetustà sono le innumerevoli stampe e dipinti
di artisti stranieri dei secoli scorsi, che trovatesi a passare innanzi
all'albero più grande che avessero mai visto si fermavano ad
immortalarne le forme.
Il tempo, le intemperie e la cattiveria
dell'uomo, hanno in qualche modo cambiato il suo aspetto esteriore, che
si presenta diviso in tre tronconi originati da un unico ceppo.
Vero e
proprio "monumento vegetale" costituisce sicuramente uno dei motivi per
andare a visitare Sant'Alfio.

In questo modo
Jean Houl dopo una sua visita al castagno dei cento cavalli ne rese la
storia. Oggi non c'è più la casa al suo interno ma tuttavia conserva un
fascino ed una floridezza inalterati, a testimonianza che spesso , le
meraviglie della natura sono superiori a quella dell'arte.

"la
sua mole è tanto superiore a quella degli altri alberi, che mai si può
esprimere la sensazione provata nel descriverlo.
Mi feci inoltre, dai
dotti del villaggio raccontare la storia di questo albero si chiama dei
cento cavalli in causa della vasta estensione della sua ombra. Mi
dissero come la regina Giovanna d'Aragona recandosi dalla Spagna a
Napoli, si fermasse in Sicilia e andasse a visitare l'Etna, accompagnata
da tutta la nobiltà di Catania stando a cavallo con essa, come tutto il
suo seguito. Essendo sopravvenuto un temporale, essa si rifugiò sotto quest'albero, il cui vasto fogliame basto per riparare dalla pioggia
questa reggina e tutti i suoi cavalieri. Questo albero sì decantato e
diametro così considerevole è interamente cavo, cioè sussiste per la sua
scorza, perdendo con l'invecchiare, le parti interne e non cessando
perciò di incoronarsi di verdura. L a sua cavità essendo immensa, alcune
persone del paese costruirono una casa nella quale vi è un forno per
seccarvi castagne e mandorle"
IL CASTAGNO
DEI CENTO CAVALLI UNA STORIA
CHE HA IL SAPORE DELLA LEGGENDA
A cura di Angelo Cavallaro
Al di là della retorica, il Castagno
dei Cento Cavalli, rappresenta una delle più belle realtà
paesaggistiche e naturalistiche esistenti nel territorio del Comune di Sant’Alfio, ed in genere dell’intera isola. Quello che, particolarmente,
colpisce l’occhio dell’osservatore sono le eccezionali caratteristiche
di maestosità e longevità che il Castagno superbamente offre. Per
ricostruire la sua origine e la sua storia, bisogna fare un tuffo nel
passato, a ritroso nel tempo, attraverso i secoli, e tuttavia il computo
esatto della sua età resta nel vago, nel misterioso, nell’imprecisato.
Millenario, senza dubbio. Ma di quale millennio, di quale tempo? Forse
di un’età senza tempo.La prima esplorazione
scientifica del gigantesco castagno viene effettuata dal botanico
palermitano Filippo Parlatore (1816-1877). Questi assegnò all’albero
etneo “presuntivamente” l’età di quattromila anni. Più di recente Bruno
Peyronal, docente di botanica, all’università di Torino, dopo accurati
studi compiuti nel 1982, ha calcolato l’età del famoso castagno “in
oltre duemila anni2.E quel termine “oltre” ci dà,appunto,il senso di una
dimensione forse fuori del tempo, fuori della memoria storica.Lo sì può
ammirare ad appena due chilometri da Sant’Alfio. La strada provinciale
Fossopoliti-Taverna, infatti, appena dopo il suo inizio, lambisce un
ampio piazzale ed alle spalle di questo, guardando verso ovest scorgiamo
il magnifico albero. Lo spettacolo è ancora più suggestivo se siamo in
primavera. Le chiome verdi dei quattro polloni, che costituiscono il suo
tronco originario, si uniscono verso l’alto e formano una visione
d’insieme che non ha riscontro nel mondo vegetale.Lo scenario è
anch’esso stupendo l’Etna verso ovest con Pizzo De Neri ed il costone
della valle del Bove, e giù, a precipizio verso il Castagno, una serie
ininterrotta di varietà naturali, dalle colate laviche, fortemente
marcata nel terreno, con coloriture diverse asseconda della loro età.
Nere, le più recenti, più chiare le altre. E poi ancora: i castagneti e
le vigne. Lo stesso scenario dovete apparire a Patrike Brydone, lo
scrittore scozzese autore della prima descrizione del gigantesco albero
compiuta, da un viaggiatore straniero. Infatti, il Brydone, nel Maggio
del 1770, durante un giro turistico della Sicilia, visitò il Castagno
dei Cento Cavalli, castagno che aveva “trovato segnato addirittura su
una carta antica della Sicilia”.Lo scrittore, invece in un primo
momento, rimase alquanto diffidente su l’unicità del tronco. Infatti,
nelle sue annotazioni leggiamo: “Confermo che non sono stato colpito dal
suo aspetto, perché non sembra un albero solo ma una macchia di cinque
grandi alberi cresciuti assieme”.Protestammo con le guide, ma ci
assicurarono che per universale tradizione e per testimonianza unanime
della gente del luogo tutti quegli alberi erano volta uniti in un sol
tronco. E più avanti nel testo: “ se questo era una volta un unico
tronco, è giusto che lo abbiamo considerato un fenomeno straordinario
nel mondo vegetale e il suo titolo di gloria della foresta gli va a
pennello”.Questo scetticismo veniva, però fugato dalle assicurazioni del
naturalista Giuseppe Recupero, che gli scriveva affermando di aver
trovato i tronchi “uniti sottoterra inj una sola radice”. La sua
denominazione “dei Cento Cavalli” ha le sfumature della leggenda. Si
tramanda, infatti, che sotto le sue fronde, trovò riapro, durante un
furioso temporale, la Regina Giovanna con il suo seguito di cento
cavalieri.
E qui, vi trascorse una indimenticabile notte d’amore.Controversa
pare la figura della protagonista.Secondo, alcuni scrittori, la Giovanna
della leggenda sarebbe Giovanna D’Aragona, regina di Castiglia,
soprannominata la “pazza”. Ma questa versione pare infondata, in quanto
è storicamente accertato che Giovanna D’Aragona, non venne mai in
Sicilia. Altre fonti parlano di Giovanna I° D’Angiò, regina di Napoli.
Tuttavia Giovanna I° non scese mai in Sicilia. Se alcune fonti
identificano in lei la regina della leggenda, queto è da attribuire al
fatto che Giovanna I°, era molto nota presso il popolo siciliano, perché
fu lei a stipulare, attraverso i suoi ambasciatori, la pace di Catania
nel 1347, che chiuse la 2° fase della guerra dei novantenni.Più
attendibile la versione, che parla di Giovanna II° D’Angiò, regina di
Napoli , figlia di Carlo III° di Durazzo. Questa regina infatti, che
portò il regno all’estremo declino, era nota per i costumi dissoluti, la
mutevolezza del carattere ed i facili amori.Della leggenda del Castagno,
se n’è anche impadronita la poesia. Diversi scrittori e poeti siciliani,
infatti hanno immortalato il Castagno nelle loro opere.Ci piace
ricordare il Filateo, il Carrera il poeta dialettale catanese Giuseppe
Borrello, che parla di “Un pedi di castagna tantu grossu”, ed ancora il
Dannunziano Carlo Parisi, ed il poeta catanese Giuseppe Villaroel che in
tal modo inizia un suggestivo sonetto: “Dal tronco, enorme torre
millenaria……”.Ma al di là della storia e della leggenda, al di là della
poesia il Castagno dei Cento Cavalli, rimane una fantastica realtà , che
chiunque può ammirare se appena vuole uscire dal consueto, dal normale,
dallo scontato e tuffarsi, invece, in una natura ancora incontaminata,
fiorente e senz’altro, più che mai, vicina al cuore dell’ uomo. |
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Le poesie e le storie sul castagno
“un
pedi di castagnatantu
grossu
ca
ccu li rami so forma un paracqua
sutta
di cui si riparo di l’acqua,
di fùrmini, e saitti
a
riggina Giuvanna
ccu
centu cavaleri,
quanno ppi visitari mungibeddu
vinni
surprisa di lu timpurali.
D’allura
si chiamò
st’àrvulu
situatu ‘tra ‘na valli
lu
gran castagnu d’i centu cavalli.”
Giuseppe Borrello
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