Itinerario 7

 

ITINERARIO DI 2 GIORNI

 

Primo giorno:

 

PIANO PROVENZANA

RIFUGIO TIMPAROSSA, 1850 m

GROTTA DEI LAMPONI, 1720 m

GROTTA DEL GELO          

RIFUGIO SALETTI

 

 

 

 

 

Scheda:

 

LOCALITA’ DI PARTENZA: PIANO PROVENZANA, 1835 m

LOCALITA’ DI ARRIVO: RIFUGIO SALETTI, 1370 m

LUNGHEZZA: 16 Km

QUOTA MASSIMA RAGGIUNTA: GROTTA DEL GELO, 2050 m

PERCORSO: SENTIERO SU TRATTI SABBIOSI E ROCCIOSI

GRADO DI DIFFICOLTA’: MEDIO/DIFFICILE

CARTOGRAFIA: TCI 1 : 50000 “PARCO DELL’ETNA”; IGM 1 : 25000 “FOGLIO 262 III N.O.”

PERIODI CONSIGLIATI: PRIMAVERA,  AUTUNNO

INTERESSE DELL’ITINERARIO: PAESAGGISTICO, NATURALISTICO

PUNTI DI APPOGGIO:  RIFUGIO TIMPAROSSA, RIFUGIO MONTE  SPAGNOLO e RIFUGIO SALETTI

 

Breve descrizione:

                                                                                                                                                                     

Da Piano Provenzana seguiamo il sentiero che, inoltrandosi nel bosco di larici e faggi, ci conduce ai piedi di Monte Nero, cono spento la cui imponente e superba sagoma si staglia sulla sottostante Valle dell’Alcantara.

In un contesto di notevole suggestione paesaggistica, giungiamo in poco  tempo  al piccolo ma funzionale Rifugio Timparossa; dopo una breve sosta proseguiamo verso la grotta dei Lamponi che, col suo sviluppo di oltre 500 metri, è tra le più lunghe grotte etnee di scorrimento lavico. A questo punto siamo sulla lava dei “dammusi” (tipica colata che a causa della fluidità del magma  ha assunto forme simili a cuscini di  lava ben levigati) interrotta qua e là  dalle “dagale” di faggi: il  sentiero  che  l’attraversa, portandoci alla più famosa Grotta del Gelo, si inerpica in un  susseguirsi  continuo  di creste e pianori con cumuli di lava dalle forme imprevedibili e varie  grotte  e  anfratti naturali che, all’occorrenza, possono costituire un riparo provvisorio.

La Grotta del Gelo, così chiamata per il suo ghiacciaio perenne, ha rischiato  di essere seppellita nel 1981 sia dalla relativa colata che dall’enorme coltre di  sabbia  e  lapilli dovuta all’attività esplosiva che vi si sviluppò intorno.

Da qui riprendiamo il cammino alla volta della secolare faggeta di Monte Spagnolo facendo molta attenzione agli “omini” di pietra segnavia; arrivati all’omonima casermetta abbandonata (fortunatamente il vicino rifugio è stato recentemente sistemato dalla Forestale), poco più avanti, seguiamo la traccia a destra che ci consentirà di attraversare comodamente la colata dell’81 ed immetterci quindi  sulla sterrata che, al successivo bivio a sinistra, va in direzione  dell’imminente Rifugio Saletti dove potremo finalmente rinfrescarci con l’acqua della fontana in pietra e trascorrere la notte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

N.B. A seguito degli eventi eruttivi dell’ottobre 2002 l’intera zona è stata sommersa dalla lava: pertanto in attesa che si proceda alla ricostruzione di  Piano  Provenzana (ce lo auguriamo vivamente!) e che venga nuovamente tracciato il sentiero per Monte Nero, bisogna intraprendere la vecchia pista che conduceva al Rifugio Rinaldi, pure esso, haimè, travolto dalla lava, attraversare quest’ultima ed immettersi leggermente più in alto sul sentiero per Timparossa.

 

 

 

 

 

 

Secondo  giorno:

 

RIFUGIO SALETTI

CISTERNAZZA, 1342 m

RIFUGIO MONTE SANTA MARIA, 1631 m

RIFUGIO BRUNEK

 

 

 

 

 

 

Scheda:

 

LOCALITA’ DI ARRIVO: RIFUGIO BRUNEK, 1410 m

LUNGHEZZA: 17 Km

QUOTA MASSIMA RAGGIUNTA: PASSO DAMMUSI, 1710 m

PERCORSO: STERRATO E TRATTI DI SENTIERO NON SEGNATO

GRADO DI DIFFICOLTA’: MEDIO

PUNTI DI APPOGGIO: CISTERNAZZA, BIVACCO PRESSO IL BIVIO PER LA

                               GROTTA DELLE PALOMBE, CASERMA PITARRONA (CHIUSO)

                               E RIFUGIO BRUNEK (GESTITO)

 

 

 

Breve descrizione:

 

Dal Saletti scendiamo per circa 2 km verso la “Cisternazza”, il tipico edificio circolare differente dalle altre costruzioni dell’ambiente etneo adibito, tramite  un  particolare sistema  di incanalamento, a raccolta di acqua ma tale da consentire anche il riparo.

Dopo la facile discesa, dobbiamo ora intraprendere la ripida e accidentata  salita  al monte di Santa Maria per poi raggiungere il rifugio e magari  effettuare una rilassante pausa distesi sul verde prato della conca retrostante, su  cui  sovente  pascolano  dei cavalli allo stato brado.

Ripresa la marcia altre brevi salite ci separano dal piano dei Dammusi; da qui  il  per corso diviene abbastanza agevole e al vicino bivio procediamo a sinistra.

Il paesaggio è sempre quello dell’alta montagna con  vari  lembi  di  bosco  di faggi, pioppi tremuli, larici e ginestre interrotti, al solito, da diverse colate e  ampie  vedute sui Peloritani e sui paesini della valle del fiume Alcantara.

Infine non  ci resta che percorrere gli ultimi chilometri che  ci  separano  dal  Rifugio Brunek completamente immersi nella fresca e profumatissima pineta Ragabo, saturando così i nostri  polmoni di aria pulita prima del mesto ritorno al caos della vita cittadina.                                                           

 

 

N.B. Anche questo itinerario è stato interessato dalla recente attività eruttiva nella parte di pista altomontana compresa tra Monte Rosso e C/da Pitarrona. Se si vuole evitare di attraversare non senza difficoltà la colata per poi scendere ai suoi margini sino alla Caserma Pitarrona , sarà bene al bivio per la Grotta delle Palombe,  incamminarsi a sinistra per il Passo Silletta e dopo una interminabile serie di sali e scendi concludere l’escursione un centinaio di metri più in basso del Rifugio Brunek.